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MICHELLE MCNAMARA
Diedi Brutali Delitti

È stata una giornalista e scrittrice americana. Per tutta la vita si è occupata di inchieste sulla criminalità. Dieci brutali delitti, pubblicato postumo in lingua originale, racconta le sue indagini sul Golden State Killer, il nome che lei stessa ha dato a uno stupratore e assassino seriale che ha commesso crimini per oltre dieci anni. La HBO ha annunciato di aver acquisito i diritti del libro per un documentario.


«Tra i migliori libri che abbia mai letto. Impossibile interrompere la lettura.» Stephen King


Per oltre dieci anni, un uomo ha compiuto più di cinquanta aggressioni nel nord della California. Successivamente, spostandosi verso sud, ha lasciato dietro di sé una scia di sangue: dieci omicidi brutali. Nessuno è riuscito a catturarlo, è scomparso nel nulla sottraendosi alle massicce operazioni di polizia in tutta la zona. Trent’anni dopo, Michelle McNamara, una giornalista, ha deciso di indagare per trovare lo psicopatico che lei stessa ha soprannominato il “Golden State Killer”, termine poi adottato anche dalle autorità. Questo libro, pubblicato dopo la sua morte, è una straordinaria testimonianza del lavoro...

 

 

 


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MARINA MANDER  - FINALISTA PREMIO STREGA


Sono in tante le donne che concorrono a quest’edizione del Premio Strega, uno dei premi letterari più ambiti d’Italia. Tra i 12 finalisti, figura anche Marina Mander con il suo “L’età straniera”, un romanzo edito da Marsilio.
Benedetta Tobagi, che ha proposto questo libro della Mander, ha affermato che noi leggiamo romanzi “come antidoto alla solitudine esistenziale, per trovare, nelle pagine, noi stessi; per poterci riconoscere, trovare parole per la nostra ombra, per sentimenti così sottili da non avere nome, o una ferita segreta, diranno alcuni”.

 

 


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UNO STREGA CHIAMATO GHIRGHIS


Se trenta candidati per il Premio Strega vi sembrano tanti, pensate che probabilmente non sono ancora tutti. Manca ancora "il migrante", la foglia di fico che spunta ogni tanto per mostrare che almeno uno dei mille premi letterari italiani si è accorto che anche gli scrittori italiani, come il resto degli italiani, non sono tutti «italiani fin dalla nascita», per dirla con lo spot di un'aranciata.
No, non mi sto dimenticando che nel 2018 la vittoria è andata a Helena Janeczek, nata in Germania da genitori polacchi e arrivata in Italia a vent'anni. Ma mi stupisce sempre che il mondo dei premi e dei festival continui a snobbare chi ha alle spalle l'Africa o l'Asia, con le loro storie di guerre dittature e povertà. L'anno scorso avevo lanciato una provocazione sul nome di Antonio Dikele Distefano, che aveva scritto un romanzo di formazione molto bello, "Non ho mai avuto la mia età" (Mondadori). Ma il suo libro di quest'anno è una tale delusione...
Non che l'Italia multiculturale non sia rappresentata, tra i nomi fatti finora. Del resto, come ha scritto di recente Paolo di Paolo, le storie di migrazione stanno ridando vita al romanzo italiano. Tra i possibili candidati allo Strega ci sono almeno (scusate se non li conosco tutti e trenta a menadito...) Carmine Abate con "Le rughe del sorriso" (Mondadori), un omaggio alla Calabria accogliente di Domenico Lucano, e Chiara Ingrao con "Migrante per sempre" (Baldini & Castoldi), sugli "Italiani di Germania". Senza dimenticare Giulia Caminito, che dopo aver dedicato il suo lodatissimo esordio, "La grande A", alle radici di famiglia nel Corno d'Africa, con il nuovo romanzo "Un giorno verrà" (sempre per Giunti) racconta una storia di famiglia e di anarchia.
Ma c'è un romanzo che ai giurati è sfuggito, e che racconta la Milano di oggi come può fare solo uno scrittore che ha il dono di scivolare con disinvoltura tra alto e basso e tra culture diverse. Si intitola "La colpa", lo ha pubblicato Dea Planeta, ed è firmato con uno pseudonimo, Ghirghis Ramal. Il romanzo a me è piaciuto molto, e di chi fosse davvero l'autore non mi sono curata.
Poi da un articolo di Stefania Parmeggiani ho saputo che dietro a quello strano nome si nasconderebbe, in realtà, Walter Siti. Un sospetto che da solo vale come una conferma della qualità del romanzo. E potrebbe essere vero. A me l'idea di un autore che sceglie uno pseudonimo dopo aver scritto un romanzo che mescola mondo islamico, terrorismo e omosessualità continua a non sembrare necessariamente un trucco del marketing. Però in effetti gli pseudonimi che ho conosciuto in trent'anni tra i libri non nascondevano mai autori misteriosi, ma sempre addetti ai lavori che per qualche motivo non volevano comparire.
Comunque, se la colpa de "La colpa" è che dietro a questa storia potrebbe non esserci un coltissimo "afropolitan" ma uno dei migliori scrittori italiani, non è una ragione in più per candidarlo? E se poi vince, avremo anche noi il nostro Romain Gary che si traveste da Emile Ajar...

 

 


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LE ASSAGGIATRICI su XANDER UITGEVERS

Il nuovo libro di
Rosella Postorino


Il nuovo libro di Rosella Postorino Le assaggiatrici (Hitler’s feast), è stato inserito in copertina su Xander Uitgevers