Libro (285)
  • Svevo Romano è il classico uomo che nessuna donna vorrebbe mai incontrare sul proprio cammino: di bell’aspetto, narcisista, super impegnato, pieno di amici playboy con cui passare le serate sniffando cocaina e cercando di ingannare quella sotterranea sensazione di languore e apatia che sembra permeare ogni attimo. Finché un giorno, all’improvviso, tutto cambia: per un assurdo gioco della mente, la sua percezione del tempo non è più la stessa. Svevo ha l’impressione che le ore si perdano in una folle corsa, spazzando via ogni cosa, tranne le sensazioni che gli regala lo sguardo di una donna. Quando Svevo è con lei, il tempo di colpo riprende il suo normale ritmo, la vita riacquista significato. Un’occasione offerta dal destino in un romanzo romantico e sensuale, per capire come tutto il tempo vissuto senza amore sia soltanto tempo sprecato.

  • Mancano pochi giorni a Natale. Trieste è avvolta nel gelo dell’inverno. Il commissario Ettore Benussi sta trascorrendo un periodo di convalescenza sul Carso quando una telefonata della figlia Livia, dalla città, gli annuncia che sua madre non è tornata a dormire a casa, come previsto. Si apre così il secondo caso della squadra della Mobile di Trieste, con la scomparsa di Carla, l’amata moglie del commissario, che si intersecherà con le difficili indagini dei due giovani ispettori Elettra Morin e Valerio Gargiulo alle prese con un intricato caso di vendetta e misteri legati alla recente guerra nei Balcani. Chi ha rapito Carla Benussi? E chi è il giovane zoppo che Livia ha visto più volte parlare con la madre? C’entra qualcosa, nella sparizione di Carla, Ivan Nonis, il ragazzo che ha messo in rete immagini imbarazzanti di Livia Benussi, per vendicarsi della sua indifferenza? Riuscirà Benussi ad affrontare le durezze e i segreti della figlia adolescente, ora che tutt’e due si trovano a vivere un dramma che li costringe, per la prima volta, a vivere fianco a fianco? E cosa nasconde Luka Furlan, la donna croata arrivata in città per cercare Igor, il nipote scomparso? Perché non si fida della polizia? Chi cerca di proteggere?

  • 20 marzo 2010. Ore 00.01. È il caos, anzi la paralisi. I cantieri edili si fermano di colpo. Chiudono le fabbriche. L’industria manifatturiera spegne le macchine. Vuoti i mercati ortofrutticoli. Restano abbandonati i grandi campi di pomodori in Puglia. Nelle grandi città, la metà dei muratori parla romeno. In Abruzzo, il 90 per cento dei pastori è macedone. In Val d’Aosta, a fare la fontina sono i migranti: nei trecento alpeggi della regione, gli italiani sono meno del 10 per cento. I lavoratori stranieri sono decisivi nella produzione del prosciutto di Parma, della mozzarella di bufala a Caserta, del Brunello di Montalcino e dei vini doc nella provincia di Cuneo. La sanità è in tilt: quella privata, dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri, e quella pubblica, che si avvale del loro lavoro tramite cooperative e piccole società di servizi. Si fermano i campionati di calcio, basket e pallavolo. Molte parrocchie restano senza prete. Tremano le casse dell’lnps. Quale catastrofe si è abbattuta sull’Italia? Nessuno se la aspettava. Eppure, quei manifesti erano apparsi ovunque. Lo sciopero degli immigrati paralizza il paese.

  • In un campo di concentramento nazista dieci detenuti sono rinchiusi in isolamento per una notte. Sono condannati a pagare con la vita la colpa di tre compagni che sono riusciti a evadere da quell’inferno, e la loro esecuzione è fissata per la mattina dopo. Ma il comandante del campo, che non può permettersi di sprecare troppa “forza lavoro”, decide che solo uno di loro verrà sacrificato e infligge ai prigionieri un crudele supplizio: nel corso di quella stessa notte dovranno stabilire da soli chi merita di sopravvivere e chi no. Nella baracca d’isolamento la tensione e la paura sono insostenibili, i detenuti devono tirare fuori un nome, altrimenti verranno fucilati. L’invisibile ghigliottina pende minacciosa sulla testa di ciascuno di loro: tutti hanno qualcosa da espiare, e le storie dei dieci prigionieri si intrecciano in reciproche accuse, confessioni, racconti e ammissioni di colpa. Mentre il comandante nazista è impegnato in una lunga partita a scacchi con suo figlio, in cui i pedoni del gioco sono accomunati ai dieci detenuti in un parallelo macabro e perverso, quella terribile notte viene infine rischiarata dalle prime luci dell’alba e dieci anime sono ancora in bilico, sospese tra la condanna e l’assoluzione. Chi di loro sarà sacrificato?

  • Quattromila anni di storia in quattrocento pagine, senza ridurli a un arido elenco di date e di nomi. Impossibile? Tutt’altro: in questa “Breve storia d’Italia” Alfio Caruso fonde documentazione e divulgazione, raccontando l’Italia attraverso i personaggi, le mode, i costumi, le invenzioni. I grandi eventi si intrecciano alle minuzie quotidiane, i grandi uomini emergono da piccoli episodi, senza tacere dei loro lati meno onorevoli: il ruolo fondamentale di Nerone per la diffusione del Cristianesimo; la sola volta in cui Leonardo e Michelangelo si sfiorarono dandosi volutamente le spalle; l’unico incontro tra Manzoni e Leopardi (che non si piacquero) e molto altro Un affresco di questa complessa realtà chiamata Italia, e un modo efficace per trovare nel passato le ragioni del presente.

  • Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese condannato a ritornare alla terra. Come tra le quinte di un teatro ecco aggirarsi un anarchico, un venditore di vasi da notte, una donna che non vuole sposarsi, un banditore cieco, una figlia che immagina favole, un padre abile nel distruggerle. Con Carmen Pellegrino l’abbandonologia diviene scienza poetica. E questo modo particolare di guardare le rovine, di cui molto si è parlato sui giornali e su internet, ha finalmente il suo romanzo.

  • Fu l’epicentro di trenta mesi di guerra condotta con scarso criterio ed enorme disprezzo della vita umana. Tra gli intrighi della politica e della massoneria, un governo ostaggio del comandante in capo Luigi Cadorna, l’uomo sbagliato nel posto sbagliato, e gli errori strategici di Badoglio, milioni di contadini, operai e artigiani, poco addestrati e male armati, vennero mandati al massacro contro le micidiali mitragliatrici austriache.

    Alfio Caruso racconta i giorni dell’angoscia per bloccare i commandos del giovanissimo Rommel, la battaglia casa per casa di Udine, l’estrema resistenza sul Piave, la controversa sostituzione di Cadorna con Diaz, il salvataggio di Badoglio grazie agli incantesimi della massoneria. Fino a quando il costante logorio delle armate austro-tedesche non consentì all’Italia di respingere, nell’estate del 1918, l’estrema offensiva e di avviare il contrattacco risolutore.

  • Ogni settimana, per un anno, Susanna Tamaro scrive a un’amica lontana, Mathilda, che è tornata a vivere nel suo paese natale, l’Africa. Sono lettere che raccontano la vita quotidiana in campagna e parlano di amicizia, responsabilità, violenza, guerra, speranza, affrontando i temi fondamentali dell’esistenza. Ne nasce un diario che, con sguardo semplice e diretto, attraverso ricordi, incontri, pensieri, esortazioni e denunce, invita alla riflessione sulle piccole grandi questioni di cui la vita di ogni giorno è costellata. Con una nuova introduzione dell’autrice.

  • Alessandro, un giovane uomo che si trova in vacanza in Puglia insieme a due amici, Alberto e Sarita, racconta in una lunga lettera le sue impressioni di viaggio alla sorella laia. Da Polignano a Ostuni, da Brindisi a Bari, si compone davanti agli occhi degli amici l’affresco di un’Italia affondata nel passato, tra ricordi e sorprese: le madonne sulle soglie delle case, i trulli accecati dal sole, carichi di infanzie mitiche trascorse sullo sfondo di scenari che il Nord non conosce. E all’orizzonte, personaggi anomali, come lo scemo del paese che buca tutte le barche, o l’incendio del Petruzzelli, oppure antichi gesti come quelli che presiedono la preparazione della salsa di pomodoro, accompagnati dalle storie narrate con allegria conviviale dalle donne. Visioni, suoni forse già lontani. E mescolandosi i ricordi alla realtà, si apre uno spazio per la rievocazione della storia d’amore infelice di Sarita, e per il racconto, dapprima per gradi inappariscenti, dell’intesa e dell’attrazione sottile che si stabilisce fra Alessandro e Alberto. Perché nessuno come Alessandro può aprire davvero il suo cuore alla sorella laia. La lunga lettera è il frutto della comunicazione speciale, irripetibile che lega da sempre i due fratelli. Una comunicazione dello spirito, un esserci dell’uno per l’altra, stretti in una confidenza totale che è d’amore, di ricordo e nostalgia al tempo stesso. E il finale ritorno a Milano non potrà che cambiare la vita di ognuno di loro.

  • Carlo ha trentatré anni e non esce mai da solo. Non rivolge la parola agli sconosciuti e conta tutto: le briciole sul tavolo, le gocce d’acqua sulla finestra, le stelle in cielo. “Una linea retta è una serie infinita di punti”, così gli ha detto anni prima la professoressa delle medie, ma non l’ha avvisato che alcune rette possono essere interrotte. Come la linea rassicurante della sua vita, che un giorno è andata in pezzi e da allora non è più stato possibile aggiustarla. Per questo ora Carlo si circonda di abitudini e di persone fidate: ha costruito un muro tra lui e il mondo esterno. Finché, una mattina, incontra Leda, la nuova ragazza del bar dove fa sempre colazione con il padre, ed è lei a creare una crepa nel muro, a ridargli un raggio di speranza. Nelle loro durezze, nei loro spigoli, riconoscono il reciproco dolore, stringono una tacita alleanza e cercano la forza per affrontare i ricordi e lasciarsi andare. L’emozionante racconto di un ragazzo e una ragazza danneggiati dalla vita, la storia tenace di un uomo che non si arrende e di una donna che potrebbe aiutarlo a rinascere, a darsi una possibilità. A uscire da solo, per non essere più solo.

  • La responsabile di una casa editrice commissiona a uno scrittore i testi forse più difficili che si possano scrivere, gli addii d’amore… Tra le righe della loro corrispondenza professionale si legge anche un’intrigante storia parallela… porterà a un altro addio? Un romanzo per immagini poetico, ironico, malinconico, intimo e universale come le storie d’amore che finiscono e l’impossibilità di trovare le parole giuste per dire “addio”.

  • «Il gruppo era una specie di madre adottiva che accoglieva qualsiasi bastardo: tossici, gente di strada, ragazzini scappati di casa, matti, quelli veri.» E quando Francesca entra nel gruppo, sa bene che ne verrà plasmata. Ma non sa fino a che punto.
    È la metà degli incerti, liquidi anni Novanta e loro sono Massi il punk e Rame il nichilista, e poi Andrè, Alex, Pallina, la Lele, il Bergo e gli altri, giovani che vivono la città come uno scrigno di trasgressioni. Le notti buttate in uno squat di periferia e i giorni di scuola saltati, i pomeriggi che vanno in fumo nel parco e i treni presi senza biglietto per i rave fuori città…
    Poi, la prima boccetta di popper, la prima striscia di cocaina. Presto, troppo presto, il primo buco di eroina e la storia prende colori diversi, le amicizie si tendono e si sfilacciano e le avventure diventano più pericolose, tra la «fabbrica dello spaccio» dei Russi, le retate della polizia, la complicità al veleno dei pusher, il trauma dei tentativi di disintossicazione.
    I ragazzi cominciano a cadere come mosche, nella risata indifferente della notte. Ma Francesca tiene viva una scintilla, un piccolo nucleo di salvezza, un pensiero: uscirne si può. E chi ce la fa, ce la fa alla grande. Con una voce insieme cruda e poetica, Francesca Tassini racconta il cuore di tenebra di una generazione, trasfigurando una storia vera in lisergico romanzo di formazione.

  • Manlio è un «assistente per la memoria»: si prende cioè cura di chi ha una testa «che non funziona più tanto bene». È un tipo all’antica, proprio come il suo nome, e spesso racconta ai suoi assistiti la storia del suo grande amore con Bianca, naufragato pochi mesi prima a un passo dal matrimonio. Tanto poi se lo dimenticano, pensa, e lui può riprendere a macerarsi nella nostalgia.
Abituato a pazienti in là con gli anni, Manlio è turbato quando si trova di fronte Camilla, che di anni non ne ha neppure quaranta e ha perso la memoria a causa di un aneurisma. Non solo: orgogliosa e testarda, sulle prime la ragazza rifiuta il suo aiuto, convinta di potersela cavare da sola. Ma la quieta determinazione di Manlio e l’aura di malinconia che lo pervade finiscono per aprire una breccia. Camilla gli permetterà d’insegnarle a ricordare di nuovo, ma a una condizione: che lei possa aiutarlo a dimenticare la sua ex. In fondo, dimenticare è la cosa che le riesce meglio, no?
In apparenza, un patto perfetto.
Almeno finché non arriva l’amore. Un amore fragile eppure intenso, travolgente, tra un uomo col cuore spezzato e una donna che, da un momento all’altro, non ricorda più volti, cose, emozioni.
Ma un giorno, nella vita di Manlio, riappare Bianca…

  • Può un uomo riuscire a dimenticare l’unica donna che abbia mai amato, e sua figlia di neanche un anno? No. Neanche dopo quarant’anni.
    Orso ha vissuto con loro un breve momento della sua vita, un’illusione di spensieratezza. Poi è stato trovato dagli uomini con cui lavorava e che hanno fatto della violenza il loro stile di vita. Una scelta da prendere alla svelta: andare via con le sue donne, con la certezza che prima o poi qualcuno avrebbe fatto loro del male o ritornare nell’organizzazione criminale e dimenticarle per sempre?
    Per salvarle Orso scelse la seconda opzione.
    Sapeva che la sua totale assenza era per loro una assicurazione sulla vita. Il Rosso, come tutti chiamano il potente boss di Marsiglia di cui Orso è il fedele braccio destro, avrebbe potuto scoprire che lui non le aveva dimenticate e avrebbe potuto eliminarle con la stessa facilità con cui si schiaccia una zanzara sul muro.
    Per quarant’anni Orso si è immerso nella violenza per stordirsi e non pensare a loro. Ma anche per rendersi impresentabile a quella purezza che aveva tanto amato e che non voleva contaminare con i suoi peccati. Ora, dopo un infarto che gli ha lasciato tracce nel corpo e nello spirito, Orso ha un solo desiderio: poter vedere le sue donne. Nonostante i lunghi anni nella mala gli abbiano donato la fama di spietato figlio di puttana, non è ancora un uomo libero. Sa che il Rosso ha ancora bisogno di lui e non gli darà il permesso di andare da loro, neanche dopo quarant’anni di onorato servizio. Orso non ha più nulla da perdere e, dopo averle trovate, decide di partire lo stesso.
    Sul treno che lo condurrà dalle sue donne qualcuno tenta di ucciderlo.
    Forse il Rosso non c’entra niente stavolta. Forse è solo uno dei tanti uomini che cercano vendetta. E che non si fermerà fino a che il suo sangue non verrà versato. Orso sarà costretto a interrompere il viaggio e scoprire chi lo vuole morto. E per farlo dovrà chiedere aiuto a qualcuno che proviene dal passato.
    Nel frattempo trova rifugio in un anonimo bed & breakfast gestito da una donna sola con un figlio adolescente. Le cose si complicheranno… perché la strada che porta Orso verso sua moglie e sua figlia si riempie di cadaveri e perché ci vuole poco a capire che quel adolescente ha disperatamente bisogno di un padre.

    COME UN PADRE è una parabola sul venire a patti con le scelte che facciamo nel corso della nostra vita e con le conseguenze che comportano.
    In una cultura sempre più condizionata dal sopruso e dalla violenza in cui tutto, anche i nostri rapporti più stretti, può essere facilmente buttato via, questa è una storia di lealtà, dedizione e amore che racconta l’importanza di riconoscere e valorizzare i legami personali che ci sostengono nella vita.

  • Vivere senza sprechi – rispettando se stessi, gli altri, gli animali e il pianeta – si può. Divertendosi anche molto. Girare in bicicletta, invece che in automobile. Usare le candele in romantiche cenette vegane. Oppure arrivare a staccare del tutto il contatore… come ha fatto Paola Maugeri vivendo per un anno a impatto zero con la sua famiglia, un’esperienza unica nel suo genere. Prezioso per consigli utili, godibile e leggero, corredato di golose ricette, questo libro sfata triti luoghi comuni, combatte la disinformazione e ci spiega come i piccoli gesti di ogni giorno possono diventare grandi scelte, e fare davvero la differenza: perché, consumando di meno, si può vivere meglio ed essere più ricchi. Di interiorità.

  • A volte per aggiustare le cose basta davvero un po’ di zucchero.
    A trent’anni suonati Matteo Gallo, aspirante scrittore senza soldi e senza speranze, è costretto a vivere con la sorella Beatrice e “loro”, Rachele e Gabriele, i due scatenatissimi nipotini. Nessuna delle tate finora ingaggiate è riuscita a domarli. Ma ecco che, come per magia, un pomeriggio di fine settembre, un forte vento che spazza le nubi dal cielo porta tata Katie. Beatrice e i suoi bambini restano subito incantati da questa ragazza inglese un po’ stravagante e scombinata, che fa yoga, mangia verdure, va pazza per i dolci… e che con le sue storie fantastiche e i suoi giochi incredibili è in grado di cancellare l’amaro della vita. Matteo invece cercherà (o crederà) di sottrarsi al suo influsso: ma sarà tutto inutile, perché Katie compirà su di lui la magia più grande. Quella dell’amore.

  • La situazione dell’Italia nel 1945 non era migliore di quella degli altri stati europei. I mezzi di trasporto, le industrie, le abitazioni avevano subito gravi danni e le condizioni di vita della popolazione erano difficili: miseria, fame, disoccupazione erano realtà quotidiane. Inoltre, l’economia si riprendeva con grande lentezza. L’Italia era divisa in due. Nella parte settentrionale e centrale, vi erano vivissime aspettative e una forte volontà di cambiamento. Non si voleva tornare all’Italia liberale precedente al fascismo; si voleva costruire una democrazia più aperta alle nuove esigenze delle masse popolari. Era il cosiddetto Vento del Nord. Al Sud, al contrario, la società era rimasta ferma, immobile: le classi dirigenti tradizionali, appoggiate dagli alleati, avevano mantenuto il loro predominio politico e sociale. La ricostruzione riguardò soprattutto l’industria e permise un benessere inimmaginabile solo pochi anni prima, testimoniato dalla diffusione di beni di consumo di massa, quali automobili, elettrodomestici e dalla nascita dell’industria del tempo libero. Questo boom però non interessò tutta l’Italia nello stesso modo, anzi, si inasprì lo storico divario tra Nord e Sud e questo portò un enorme spostamento di popolazione, una migrazione interna dalle campagne meridionali alle città industrializzate del Nord che cambiò profondamente la demografia del Paese.

  • L’impatto del virus sulla nostra economia. Una cronaca ragionata

    Parlare sempre sulla base di dati verificati: è il motto di Mariangela Pira, del suo spazio di conduzione su Sky Tg24, del suo podcast #3fattori e delle sue pagine social. Nei commenti alla pagina Sky spesso si legge: «Grazie per un’informazione corretta», «Finalmente una persona che non parla di politica o partiti».

    Fin dall’inizio l’autrice ha raccontato con lucidità e competenza il virus in tv ed è stata seguita da migliaia di follower. Questa sua ricostruzione è il frutto di un confronto continuo con esperti e investitori internazionali. È la cronaca ragionata di quanto è successo e sta succedendo, depurata da tante parole e cattiva informazione, e basata sull’incrocio di dati ufficiali di banche e borse, mercato del lavoro e disoccupazione, commercio e servizi.

    Per capire come la pandemia ha infettato l’economia globale e quali sono le possibili vie di guarigione.

  • Odiato o amato, preparato con cura o consumato al volo, il cibo è sempre in cima ai nostri pensieri, anche quando non vogliamo. Lo sa bene chi, in un momento d’ansia, si ingozza di salatini e patatine; o chi, per lenire un dispiacere, divora un panettone intero. Ma il cibo è molto più che la valvola di sfogo delle nostre tensioni: il cibo è nutrimento e vita, è cura e attenzione, è socialità e comunicazione. Cucinare diventa quindi un atto profondamente creativo, giocoso, rassicurante. Con Cucinoterapia, la psicologa del gusto Roberta Schira ci accompagna dietro ai fornelli in un viaggio che, passando attraverso la psicologia e le abitudini, dall’infanzia alla vecchiaia, svela i pregi e i benefici del cucinare e offre meravigliose ‘ricette’, golose e salutari per la mente, il cuore e il palato.

  • In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura originale, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell'”anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto.