Libro (285)
  • Nina insegna aerobica a Roma, conosce Gianni, un ventenne spiantato, e Rocco, cinquant’anni, ex fotografo. Tutti e due con un passato da eroinomani. Grazie a loro Nina si trova coinvolta prima in un omicidio, poi in uno scontro sempre più efferato tra gli Africani e la banda di Civitavecchia, due gang che si contendono la vendita di Henry (l’eroina di qualità superiore, nel gergo degli spacciatori). Le indagini sono condotte da Silvestri e Bellucci, due poliziotti molto anomali, come anomala è la città che Nina scopre a poco a poco, tutta popolata da stranieri.
    Un romanzo dal ritmo travolgente, elettrico e feroce, in una Roma che sembra diventata un grande terreno di caccia, una città di cui nessuno sospetta l’esistenza

  • Su ogni sentiero riconosco il soffio del vento. Ma solo uno è quello giusto per me.

    Il sentiero ripido e impervio si snoda tra rocce e crepacci fino alla Cima delle Anime. Unisce due terre di confine, e a tracciarlo sono stati i passi di chi notte dopo notte lo percorre cercando un varco sui crinali. Da sempre protegge il cammino delle contrabbandiere che di nascosto lo solcano quando le primule e gli anemoni richiudono le loro corolle alla luna. Donne per le quali una scelta così difficile è l’unica possibilità di indipendenza. Anche se è pericolosa. Molto pericolosa. Quando Luce scopre la loro esistenza, i suoi desideri prendono finalmente corpo. Suo padre e suo fratello le hanno insegnato che quelle montagne non sono adatte a una ragazza. Che il suo compito è aspettare a casa il loro ritorno. Ma ora è pronta a sfidare quel divieto. A darle forza è Thomas, un ragazzo senza un passato né un luogo a cui tornare, che ha imparato sulla propria pelle che la natura può elargire doni inaspettati, crudele quanto accogliente. Luce sente che con lui esiste un legame speciale, profondo come le radici di un albero. Quello che però non può sapere è che Thomas custodisce un segreto che proietta un’ombra cupa sulla sua vita. Un segreto che appartiene al passato ma che anni dopo, su quello stesso misterioso sentiero, intreccerà la vicenda di Luce e Thomas con quella di un bambino scomparso e di un uomo pronto a tutto per ritrovarlo. In una ricerca nella quale ogni passo, ogni pendio superato è un viaggio dentro sé stessi alla scoperta delle proprie origini e della propria identità. Romina Casagrande torna a fare luce su una pagina della nostra storia rimasta nell’ombra. E lo fa dando voce a donne di cui si è perduto persino il nome e alle loro conquiste. Il suo racconto prende per mano il lettore e lo immerge nella magia delle montagne, che sono maestre di vita generose ma esigenti, che possono dare molto ma molto chiedono in cambio.

  • Protetta dalle mura di una casa nascosta dal rampicante, Edna aspetta un segno. È da quando era bambina che sogna il giorno in cui potrà mantenere la parola data. L’unico a farle compagnia è Emil, un pappagallo dalle grandi ali blu. Non le è mai servito altro. Fino a quando una notizia la costringe a uscire dall’ombra e a mettersi in viaggio. È arrivato il momento di tener fede a una promessa a lungo disattesa. Una promessa che lega il suo destino a quello dell’amico Jacob, che non vede da quando erano bambini. Da quando, come migliaia di coetanei, furono costretti ad affrontare un terribile viaggio a piedi attraverso le montagne per raggiungere le fattorie dell’Alta Svevia ed essere venduti nei mercati del bestiame. Scappati dalla povertà, credevano di trovare prati verdi e tavole imbandite, e invece non ebbero che duro lavoro e un tozzo di pane. Li chiamavano «bambini di Svevia». In quel presente così infausto, Edna scoprì una luce: Jacob. La loro amicizia è viva nel suo cuore, così come i fantasmi di cui non ha mai parlato.
    Ma ora che ha ritrovato Jacob, è tempo di saldare il suo debito e di raccontare all’amico d’infanzia l’unica verità in grado di salvarli. Per riuscirci, Edna deve tornare dove tutto ha avuto inizio per capire se è possibile perdonarsi e ricominciare. Lungo antiche strade romane e sentieri dei pellegrini, ogni passo condurrà Edna a riscoprire la sorpresa della vita, ma al contempo la avvicinerà a un passato minaccioso. Perché anche la fiaba più bella nasconde una cupa, insidiosa verità.
    I bambini di Svevia è un romanzo indimenticabile. Per la capacità di leggere l’animo umano con profondità ed empatia. Per il coraggio di far luce su un capitolo poco conosciuto della storia italiana, quello dei bambini che, per tre secoli e fino alla seconda guerra mondiale, venivano venduti dalle famiglie per lavorare nelle fattorie dell’Alta Svevia. Per la protagonista, Edna, un personaggio vivido e coinvolgente. Una storia che è un tuffo in un mondo in cui la natura dice più delle parole e in un passato dimenticato che chiedeva di essere raccontato.

  • Valerio Brusco, autore televisivo, ha passato i quaranta ed è nel mondo dello spettacolo da venti. Forse quel che fa non è la realizzazione di un sogno, ma gli concede almeno di soddisfare il suo bisogno primario: le donne. Il suo nuovo programma, La Giuria, è un format superpop che sta alla giustizia come Porta a Porta alla politica. Quella di stasera, però, è una puntata speciale: il triplice delitto in Vaticano. L’omicidio del comandante delle Guardie svizzere, di sua moglie e di un vice-caporale. Tre cadaveri dentro le Sacre mura, a pochi passi dalle stanze del Santo Padre. La reazione del Vaticano è immediata: in meno di ventiquattr’ore il caso è chiuso. Colpevole, movente, arma del delitto vengono rivelati al mondo intero. Ma davvero tutto è così chiaro?
    Tra madri e fidanzate distrutte dal dolore, esperti illustri, figuranti sconosciuti, ricostruzioni della scena del delitto e coup de théâtre, la trasmissione corre in attesa dell’ospite segreto su cui Brusco conta per un clamoroso scoop. È l’Entità, figura misteriosa che sostiene di conoscere la verità. Nel corso della serata Brusco scoprirà che, per lui, in ballo c’è molto più della carriera. Tra finzione e realtà, un romanzo che getta uno sguardo cinico sul mondo televisivo, scritto come un copione, in un serrato alternarsi di studio, filmati e pubblicità.

  • Dovrebbe essere un messaggio facile da portare. Chiunque vorrebbe farlo: «Cari signori, come forse già saprete, avete vinto 56 milioni al SuperBillion». Ma i comunisti di Pietra Rosata sono vecchie cortecce scavate dalla vita, allergici alle buone notizie e Ilario Morale, impiegato modello del ministero Affari Privati e Finanze Pubbliche, non può immaginare cosa lo aspetta. Non conosce quell’orso di Ninito e i suoi amici rivoluzionari. Il suo capo dipartimento lo ha avvertito: «Tanti milioni in mano a quei pazzi… Già so come andrà a finire. Festeggeranno per un paio di giorni, prometteranno di condividere il premio con i paesani. Poi tutto cambierà. E ciascuno penserà solo a sé». A Pietra Rosata, però, le cose andranno assai diversamente: mai sottovalutare un vecchio visionario innamorato. Ninito e i suoi compagni coltivano infatti un folle progetto: investire parte della vincita nel sogno che da sempre li infiamma, una campagna elettorale che spezzi l’egemonia del potente sindaco Dellone, portando finalmente la rivoluzione al potere. E per tutti, anche per il giovane Ilario, la vita non sarà più la stessa. Con questo romanzo attualissimo e spassoso, Vladimiro Polchi ci racconta un’Italia che forse non esiste più ma che in fondo ci auguriamo continui a sopravvivere, come la nostalgia, a tutte le capriole della Storia.

  • 1945. La guerra è finita, ma nelle città e in montagna si spara ancora. Qualcuno parla di «resa dei conti», di «sangue dei vinti»; per altri sono gli ultimi colpi di coda di un orrore che viene da lontano.

    1994. Maddalena ha ventisette anni ed è appena rientrata a Roma da un lungo viaggio di lavoro intorno al mondo. Un ritorno che è come un brutto risveglio: suo padre, Davide, è scomparso nel Po, a Torino. Pochi giorni prima era stato pubblicamente accusato di avere ucciso un uomo nel giugno del ’45. Davide era un partigiano, la vittima un repubblichino, ma per chi lo incolpa si è trattato di una vendetta personale, di un assassinio a sangue freddo. Maddalena non sa quasi nulla del padre, e da tempo non aveva più alcun rapporto con lui: così rimane quasi stupita di se stessa quando sente, improvviso, il dovere di cercare la verità.

    Attraverso il racconto della sua indagine nel passato, e la ricostruzione della vita di Davide – la guerra partigiana, le scelte controcorrente, le delusioni, e soprattutto la relazione tanto segreta quanto profonda con una celebre attrice – I nostri occhi sporchi di terra, già finalista al Premio Strega e ripubblicato ora in una nuova edizione, racconta con il ritmo di un giallo le molte vicende, luminose e buie, che hanno scandito gli ultimi ottant’anni del nostro Paese, incarnandole nella vita di un uomo schivo e intransigente, che, a distanza di anni, rivendica e difende l’essenza di un amore e di una passione etica e civile.

  • Un mondo diviso tra un’umanità carnivora, ottusamente ottimista, senza alcun rispetto per gli animali e per il pianeta, e un’umanità catastrofista, che annovera fondamentalisti del «no carne», attivisti vegani e ambientalisti aggressivi.
 Roberta Schira ci mostra una terza via: un’alimentazione etica e tollerante all’insegna dello scambio culturale e della convivialità, che combini allevamento sostenibile e profitto, piacere della tavola e impatto ambientale zero. E che ci consenta di godere, con moderazione, anche dei «cibi proibiti» senza sentirci giudicati o in colpa.

  • La resistenza partigiana, l’esecuzione sommaria di una spia, la desolazione della guerra, l’odio e le fratture che separano una famiglia. Comincia così la saga dei Cristaldi: Pietro, Flora, Vera e Alberto scappano l’uno dall’altro per evitare il confronto diretto in un’Italia attraversata da profonde divisioni ideologiche e politiche, per tornare a inseguirsi negli anni della ricostruzione, provando sulla loro pelle il dolore e l’amore, il pentimento e il perdono, e inevitabilmente anche il distacco. Il dopoguerra porta con sé un effimero desiderio di normalità che viene spazzato via dagli scontri di piazza degli anni Settanta: Antonio, il figlio di Vera, cresce a Milano durante le lotte studentesche e si avvicina alle frange più estreme dei movimenti. Quando scopre che la storia della sua famiglia è macchiata da un tradimento vergognoso, che la sua stessa esistenza è forse una grande menzogna, il suo mondo va in pezzi. Saranno la ritrovata vicinanza del patrigno e l’incontro con un maestro dal fascino misterioso a dargli la forza per uscire dal buio e ricostruire, tessera dopo tessera, la sua vita e la storia della sua famiglia. Un romanzo che racconta tre generazioni attraverso la grande narrazione del Novecento: indagando tra i segreti di Pietro, Vera e Antonio, Giovanni Mastrangelo dà voce alla materia silenziosa di cui è fatto l’amore che ci tiene in vita.

  • Poco dopo aver superato il confine della Bulgaria, un giornalista italiano, in viaggio verso le spiagge del Mar Nero viene mandato fuoristrada da un Tir spuntato improvvisamente dal nulla.  Con un balzo di migliaia di chilometri, il romanzo si sposta a New York, dove si corre la grande maratona. Uno dei partecipanti è un bancario italiano. Durante la gara ricorre alla borraccia piena di acqua e zucchero: qualche sorsata e poco dopo stramazza sull’asfalto. Sia nel tragico inseguimento in Bulgaria che nella maratona tra i grattacieli, compare una rapidissima allusione a una notte nella neve di Stoccolma: la notte del 28 febbraio 1986, in cui fu ucciso il premier svedese Olof Palme, che  stava per denunciare il traffico d’ armi a favore dell’ Iraq. Ma ne mirino c’è un terzo nome, Beppe Millepiedi, titolare di un’agenzia di pubblicità e marketing. Nella caccia a questo scomodo depositario di terribili verità, emerge a poco a poco il regista della perversa ragnatela, il boss di Cosa Nostra, il padrino intoccabile che emette ordini di morte: Gesualdo Bellomio. Contro il “dottore” Gesualdo si mobilita l’inesorabile Mossad israeliano, che arruola un ex terrorista italiano, infallibile tiratore dalla lunga distanza.

  • Non vi è forse popolo, tra le genti che affollano lo stivale, che più dei siciliani abbia dato alla storia patria grandi geni e, insieme, grandi criminali, sublimi scrittori e altrettanto eccelsi malfattori, sofisticate menti politiche ed efferati attentatori del bene pubblico. Questo libro perciò si guarda bene dall’avanzare una qualsiasi tesi sulla loro impenetrabile identità. Esso narra piuttosto di alcuni personaggi che hanno il pregio di esporre in maniera esemplare il “mistero della sicilitudine”. Da Federico stupor mundi a Tomasi di Lampedusa che, in ossequio alla ferrea regola dell’odio vigilante, scrisse il suo capolavoro per dare una lezione a De Roberto, accusato di aver raccontato, con “I viceré”, la nobiltà spiata dal buco della serratura; da Telesio Interlandi improbabile cantore del razzismo mussoliniano con tanto di prezzario degli aggettivi a Luigi Pirandello che della sicilianità esprime al massimo grado la goduria di farsi la guerra da solo e la consapevolezza che il manicomio sia il nostro habitat naturale; Ettore Majorana convinto estimatore del nazismo a Giuseppe Peri oscuro vicequestore angariato; dai fratelli Lanza di Trabia saltellanti fra i Ciano, Eisenhower e Togliatti per difendere feudi e privilegi a Vito Guarrasi signore incontrastato e sconosciuto di cinquant’anni di potere in Italia.

  • Straordinaria l’infanzia del piccolo Rick, cresciuto a coccole e consigli dalla mamma-lupa Guendy, nel cuore del parco cittadino. Nel Cerchio Magico nascosto tra gli alberi non ci sono odio e dolore, ma solo armonia e comprensione: persino topi e gatti sono gentili tra loro. Ma poi i giornali hanno diffuso il sospetto che nel parco si nascondessero belve pericolose, e il solerte Triponzo si è messo a capo di un esercito di rulli compressori, distruggendo il parco e chiudendo il bambino selvaggio nella sua villa-prigione. Qui Rick conoscerà il capo di un tremendo piano di distruzione del mondo, che vuole trasformare l’universo in un’unica redditizia colata di cemento, coperta dai suoi Super-Mega-Iper-Mercati, dai suoi grattacieli giganti e dalle antenne delle TV che svuotano il cervello dei bambini. Bisogna fare qualcosa, il Cerchio Magico non deve essere perso per sempre. In un libro pieno di avventure, ma anche di tenerezza, Susanna Tamaro racconta il nostro presente restituendoci il gusto di un’altra vita possibile.

  •  È, questa che vi narro, una storia che prende vita sulle colline di Firenze, durante un giorno di maggio, in una dimora dal nome che pare scritto da Petrarca. O da Biancaneve. Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. In questa magione profumata di fiori, caffellatte e bucati s’ha da svolgere, durante un fine settimana, un convegno prelibato che parla di Cibo e Cultura. I partecipanti, golosi di bellezza e d’arte, vengono da ogni angolo del creato. Governante e regina della magione è la Lauretta, colei che tutto tiene a bada, sbenedizionando a destra e a manca col mestolo disinvolto, la cucina sopraffina e la ciabatta lesta quanto la lingua. Ma d’improvviso, accade l’impensabile. Il variopinto bouquet d’umani si trova rinchiuso, sprangato per un tempo assai più lungo di quello immaginato. Una clausura involontaria, un perimetro stretto stretto, anche se straordinario.
    Che ne sarà dei nostri sventurati, alla ventura? Sconosciuti gli uni agli altri. In fondo anche a se stessi. E non potendo più uscire, che si fa? Ci si ispira al Decameron del Ser Boccaccio, si raccontano novelle! Tutti diventano oratrici e oratori per ritrovar l’allegrezza certo ma in verità per dire assai di più. Questi umani vi narreranno di vergini non più di primo pelo, di principesse e malocchi, di donne che hanno battagliato per stare in prima fila e di poeti e poetesse dimenticati che sono rimasti in ultima, di madri coraggio, di poliziotti e regine unti in ogni pertugio, di matite spezzate, nonni muratori e d’amori rotti ma profumati. Insomma, in questa storia c’è tutto. E anche qualcosa in più. Vi potete fidare se lo dico io. Ah, lasciate che mi presenti. V’accompagnerò durante tutto il racconto, alla scoperta di questa straordinaria commedia umana.
    Mi chiamo Rollone il Vichingo e rappresento quanto di più perfetto esista in natura: un gatto, dal pelo fulvo. Io vedo e so. Molto più di ciò che dico. Sempre. In questa storia a furia di narrare e toccarsi con parole, tutti, alla fine, faranno la cosa più coraggiosa del mondo. Si riveleranno per quello che sono: uno spettacolo misterioso, una frittatona saporita come solo gli umani sanno essere. Parola di Rollone.
    Un gatto che parla. Che assurdità, direte. Eppure, succede, stolti. Non è una fiaba e neanche un capriccio. Provate a concentrarvi e a credere. E capirete che è solamente vita.

  • Una famiglia meticcia. Un’identità negata. Cent’anni di colonialismo, razzismo e menzogna.

  • Milena è nata in galera e lì è vissuta fino a tre anni. Oggi ne ha ventiquattro e si prende cura dei bambini reclusi, come Marion. Marion sarà presto strappato alla madre detenuta con cui vive. Milena conosce quel dolore e farebbe di tutto per evitarglielo. Eugenio invece fa parte della sua vita fin dall’inizio: era il “fratello” con cui dividere il sonno, è stato l’amico che non aveva mai paura, è diventato il suo amante. L’incontro con un giornalista che vuole parlare dei bambini in carcere è il terremoto che fa tremare le mura dietro cui Milena si protegge da sempre. Il giornalista è intenzionato a forzare ogni porta, vuole liberarla, o solo averla. Ma quando sei nata in galera, anche l’amore può diventare una minaccia. Rosella Postorino racconta la gabbia delle nostre esistenze “separate e inconciliabili”, e insieme la felicità furiosa dei corpi che si toccano. Scrive un romanzo di esclusione e tenerezza, dove ogni nido cova violenza, ma il tentativo di salvare un altro essere umano è l’unico modo per salvare se stessi.

  • “Il gioco grande” era la definizione cara a Giovanni Falcone per indicare i territori della politica e dell’alta finanza lambiti ma non ancora invasi dalla mafia. Questo romanzo di Alfio Caruso riprende indirettamente fatti, misfatti e protagonisti dell’Italia anni Novanta. Al centro della vicenda c’è il controllo delle Assicurazioni Internazionali. Chi ne detiene il pacchetto di maggioranza domina l’economia. È giusto ammettere a questa “camera di compensazione” del capitalismo italiano uomini e soldi di origine oscura? Il vecchio e schivo finanziere siciliano Michele Taibi ritiene di si, il suo antagonista Mion di Vallombrosa pensa di no. La partita non è tanto semplice perché alcuni capitali, puliti ma occulti, sono controllati da ambienti vicini al Vaticano, mentre altri fondi occulti (e sporchi) sono manovrati dalla mafia. E come in ogni thriller che si rispetti, un investigatore viene chiamato a risolvere i misteri. Un romanzo d’azione, caldo e senza respiro, ricco di inseguimenti, scontri a fuoco, omicidi, scene d’amore, ma anche un racconto dal tono pacato, riflessivo, che intreccia dialoghi tra potenti, siano essi cardinali, finanzieri o boss di mafia, nella tessitura di un “gioco grande”.

  • La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l’imperatore d’Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l’ albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto. Età di lettura: da 10 anni.

  • Fra tutti i cibi, le frattaglie godono probabilmente della reputazione peggiore: si dice che siano poco sane, poco nutrienti, troppo grasse, indigeste, quando non vengono rifiutate definendole esplicitamente ripugnanti; meno si consumano, meno si conoscono, più si alimentano i fraintesi e i luoghi comuni. Lo scopo di questo libro, che è il primo repertorio sistematico e completo mai pubblicato sulle frattaglie e il loro uso in cucina, è prima di tutto far conoscere il “quinto quarto” in tutte le sue parti, a partire dalle frattaglie di bovino fino a quelle di pesce; quindi, ribaltare i luoghi comuni, mostrando quanto le frattaglie sono sane e nutrienti, e addirittura politicamente corrette; e, attraverso le oltre trecentocinquanta ricette tratte dalla ricchissima tradizione italiana o proposte dagli autori più classici come dagli chef più innovativi, esplorare in tutta la sua ricchezza e varietà un territorio del gusto gelosamente custodito dai suoi cultori e ingiustamente trascurato da troppi amanti della buona tavola.

  • La storia si nutre di misteri: ma quello che per gli altri paesi è l’eccezione, in Italia sembra essere la regola. Anche l’unico chiarito nella sostanza, la strage di piazza Fontana a Milano nel dicembre 1969, lo rimane nella forma. È l’alto prezzo pagato all’essere stati per decenni una democrazia imperfetta: sede del Vaticano e con il più importante partito comunista d’Occidente. C’era la pretesa di conciliare le prerogative di uno stato libero e indipendente con l’ingombrante presenza sul territorio nazionale degli Stati Uniti. Fino alla dissoluzione del comunismo, la penisola è stata teatro della più calda delle guerre fredde. Ripercorrendo i più famosi misteri di questi sessant’anni imperfetti, dall’attentato a Mattei all’omicidio di Dalla Chiesa; dalla morte di papa Luciani all’assassinio di Aldo Moro; dalla prima strage politica al complotto per eliminare Giovanni Paolo II; dalla necessità di chiudere la bocca a Pasolini al risiko bancario; dai titoli falsi del Tesoro americano approdati in Vaticano all’eterna deviazione dei servizi segreti, Alfio Caruso miscela vero e verosimile per raccontare questo lungo intrigo denso di compromessi, d’impunità, di complotti sin dall’inizio: sotto la tenda di Cassibile nel ’43 fu firmato un armistizio deciso quattro mesi prima ad Algeri.

  • La Riviera dei Fiori è un corteo di paesi lungo una strada a picco sul mare, l’Aurelia, dove si vive in apnea aspettando l’estate. È una cascata di borghi aggrappati alle colline, stesi al sole come lucertole, in procinto di scivolare. Case addossate come squame di una pigna, grovigli di carugi, cattedrali di ulivi: per conquistare la cima non puoi avere fretta, devi imparare a respirare. È Sanremo con la sua mitologia dei fiori come una storia d’amore finita. È il Festival come un’ostinata speranza. È Oneglia con le ciminiere dismesse in riva al mare, Dolceacqua con la sua bellezza minerale, Apricale con le raffiche di luce. Triora con le pareti d’ardesia a intrappolare streghe. La Riviera dei Fiori sembra l’Italia: ci sono il cemento, le alluvioni, la ‘ndrargheta, l’emergenza rifiuti, i ghetti albanesi e nordafricani. Ma è più dell’Italia: è un racconto apocalittico, risorgimentale, un racconto della Resistenza, una fiaba. La Riviera dei Fiori non assomiglia a niente, perché è un mondo pensato in verticale.